Sindrome dell'intestino irritabile

La Sindrome dell'Intestino Irritabile, precedentemente conosciuta come colon irritabile, è un disturbo della funzione intestinale associato a dolore addominale, ad alterazioni delle funzioni intestinali (stipsi, diarrea o entrambe) non riconducibile a cause precise.

Conoscerne i sintomi in maniera approfondita è fondamentale.

La natura ricorrente dei sintomi e i disturbi associati possono hanno un impatto significativo sulla vita di questi pazienti.

Una condizione molto comune e debilitante che interessa circa il 10-20% della popolazione mondiale. In Italia riguarda circa l’11-12% delle persone, in particolare le donne (in rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini) e con un tasso più alto di prevalenza dai 20 ai 50 anni. Questo disturbo è caratterizzato da gonfiore o dolore addominale.

La Sindrome dell’intestino irritabile (IBS) riguarda circa 1 Italiano su 10, in maggioranza donne (con un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini), ed è più comunemente conosciuta come “colite spastica”. Si tratta di una patologia con un notevole impatto sulla qualità di vita dei pazienti e considerevoli conseguenze di tipo socio-economico.

I SINTOMI E LA DIAGNOSI

La Sindrome dell’intestino irritabile è un disturbo caratterizzato da dolore addominale associato a gonfiore ed ad alterazioni delle funzioni intestinali come diarrea (IBS-d), stitichezza (IBS-c) o una fastidiosa alternanza delle due condizioni.
Il primo passo per formulare una corretta diagnosi è quello di valutare la sintomatologia e di escludere i cosiddetti “campanelli d’allarme” che possono portare ad una diagnosi differente1.
In pazienti con IBS il dolore addominale deve essere di lunga durata (almeno 3 mesi) ed avere queste caratteristiche

  • diminuisce o aumenta con la defecazione;
  • si associa ad una diminuzione o ad un aumento della frequenza della defecazione;
  • si associa ad un aumento o ad una diminuzione della consistenza delle feci.

UNA PATOLOGIA MULTIFATTORIALE

Vi è oggi sempre maggiore evidenza che i sintomi di IBS non sono il risultato dello stress, ma di un insieme di alterazioni, che avvengono a livello del cosiddetto asse cervello-intestino, una costante comunicazione che avviene tra l’encefalo e l’apparato gastrointestinale.  La sindrome dell’intestino irritabile viene oggi considerata una malattia multifattoriale, causata cioè da più fattori. Tra questi, spiccano le alterazioni delle motilità intestinale ed un’aumentata sensibilità ed iper-reattività a certi cibi, allo stress, alle emozioni, a fugaci infezioni intestinali, al periodo mestruale o la distensione delle pareti dell’intestino causate dal gas. Quest’ultimo è prodotto da una eccessiva fermentazione dei cibi, soprattutto i carboidrati, da parte dei batteri intestinali, denominati oggi microbiota intestinale.

In sintesi, nell’IBS, la normale regolazione delle interazioni cervello-intestino si altera, il che porta a cambiamenti nella motilità, sensibilità (sensazioni) e secrezioni a livello intestinale. Vi sono numerosi fattori che possono giocare un ruolo nell’alterazione dell’asse cervello-intestino. Essi sono:
Una predisposizione genetica a sviluppare l’IBS (familiarità)
Una infezione intestinale avvenuta prima dell’insorgenza dei sintomi
Eventi stressanti ripetitivi e cronici od altri fattori psico-sociali
Alterazioni del microbiota intestinale